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Recensioni

“Il pozzo delle tre lune” di Adriano Di Gregorio, Piero Juvara, Mario Lo Giudice -sololibri.net

Il pozzo delle tre lune” (Algra editore, 2017) è una raccolta di quattordici storie di tre scrittori molto diversi tra di loro Adriano Di GregorioMario Lo Giudice e Piero Juvara
I tre racconti di Adriano De Gregorio(“Dall’altro lato, La vendetta e Un nome di troppo”) dal forte sapore di cronaca sono caratterizzati da fitti dialoghi tra i personaggi principali, psicologicamente ben delineati dall’autore. 
La vera protagonista è la Sicilia con i suoi splendidi paesaggi, le sue forti contraddizioni e soprattutto i suoi molteplici colpi di scena. Tre racconti di genere giallo-poliziesco molto intriganti.

I dieci racconti a firma Piero Juvara (“’A muntagna di Turi, Alla fermata, Il ciabattino, Fatto di cronaca. Il professore e la ballerina, Il settimo senso. L’ultimo sussurro, Io Giacomo …, La lettera, La ministra, Quella piccola agenda di pelle nera e Sotto il sole di mezzanotte”) sono di genere diverso, al giallo aggiungono il noir, la fiaba, il mito. Se De Gregorio parte dalla cronaca, Juvara prende spunto per le sue storie dalle leggende e dalle storie comuni. Come De Gregorio anche i racconti di Juvara sono siciliani nei personaggi, nei paesaggi, nelle storie che però epifanicamente virano a volte metafisicamente, altre razionalmente in maniera universale. Il messaggio di Juvara è sempre in bilico tra la saggezza e la follia, tra la passione e la rassegnazione, tra la Sicilia e il mondo intero.

La raccolta avvincente per le diversità di generi e di stili si conclude con il racconto di Mario Lo Giudice, “Pasodoble”. Un racconto lungo, articolato, originale che coinvolge la Sicilia ma anche Roma, la cronaca e la storia, il vero e l’inaudito. Lo Giudice aggiunge ai luoghi, alle situazioni, ai caratteri di una terra come la Sicilia, la corda pazza pirandelliana. 
Come scrive Salvo Fleres nella prefazione:

Di Gregorio, Lo Giudice e Juvara, nella loro fluente narrazione, non trascurano nulla; non c’è un solo aspetto della loro prosa, pur differente e caratterizzante in ciascun autore, che non affronti un motivo della nostra terra e persino del carattere di ciascuno di noi, lasciando, in ogni caso, lo spazio necessario per scoprirne altri, forse nascosti nel nostro lato scuro.

I tre autori siciliani continuano con maestria quello stile di letteratura siciliana che va dal realismo di Verga all’erotismo di Brancati, dall’ironia di Martoglio al sarcasmo di Sciascia.

                                                                                                                                                                                                                              

  

 

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